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Scusate, vorrei raccontarvi la mia storia... - 2004/10/14 18:50 Ricordo perfettamente come sconvolse la mia tranquilla vita di quindicenne la prima volta che la incontrai. Ero in bicicletta, in un pomeriggio qualunque della tarda estate del 1990, pedalavo lungo via Dante a Vigliano Biellese, quando l'anima mi volò via, all'improvviso, rapita dalla sua bellezza. Fu un colpo di fulmine devastante, una di quelle frecce che si vedono scoccare da Cupido rappresentate nei film o nella mitologia, una sensazione di intorpidimento che mi lasciò tramortito. Ho ancora il flash di quell'istante, lei era vestita con pantaloncini da ciclista arancio-neri e una T-shirt bianca.
Da allora Deborah divenne il mio unico pensiero.
Aveva solo 13 anni e per la prima ed unica volta conobbi l'Amore Vero, quello che tutti dicono arrivi solo una volta nella vita, e io ho perso per sempre avendolo solo respirato.
So di azzardare parole importanti ma non può essere stata una semplice infatuazione se dopo 13 anni ne soffro ancora e sento un rimpianto fortissimo, sebbene la annovero fra i ricordi belli, quelli che mi riscaldano il cuore, certo come sono che Lei non avrebbe potuto mai provare gli stessi sentimenti per me.
L'escalation del coinvolgimento fu rapidissima, ad ottobre accadde un fatto destinato ad avere un peso decisivo: fui folgorato da una sua fotografia scattata in occasione della Cresima ed esposta nella vetrina del fotografo del paese. Un primo piano incantevole, il tailleur rosso scuro su cui si adagiavano candidamente i suoi capelli neri come la notte e poi...che Iddio mi venga in aiuto, non credo di aver mai più veduto lineamenti così finemente plasmati, come se fossero originati da una carezza soprannaturale, e la sua anima non fosse altro che un soffio di vento del Paradiso. Il viso leggermente inclinato, un sorriso dolce e sentimentale, gli occhi socchiusi. Darei qualsiasi cosa per avere quella foto, anche se servirebbe solo a riaprire una ferita.
Da allora la mia vita non poté più essere la stessa, l'inverno arrivò presto e io spesi tutti i miei pomeriggi, con sole, vento, nebbia o pioggia in giro per cercarla, uscivo ogni giorno anche solo per vederla passare o sostare immobile ore ad ammirare quella fotografia.
Passai un intero inverno così, devo dire che spesso la mia pazienza (la mia pazzia) fu premiata. Quante volte mi passò accanto e io pietrificato mi limitavo a respirare il suo profumo. Non potevo parlarle, non avevo il coraggio, poi per dire cosa?: "Deborah ti amo, sei la mia vita". No, decisamente no, non è nel mio carattere, inoltre all'epoca dei miei appostamenti non sapevo neppure come si chiamava, per me era semplicemente l'incarnazione della bellezza, la prova che la perfezione è di questo mondo. Lei ha rappresentato, ed è tuttora il mio ideale assoluto di donna. Non so a quanti succeda di immaginare un ideale e riscontrarlo poi in carne ed ossa, se dovessi plasmare una creatura secondo i miei canoni di grazia femminile, non avrei dubbi, perchè l'ho già incontrata e forse l'ho persa per sempre.
Deborah intanto entrava nella mia testa e nel mio cuore per non uscirne più.
Non avevo freddo tutte quelle ore fuori fino al tramonto inoltrato, quando la nebbia si levava a confondere le cose e le persone e il gelo mi penetrava nelle ossa, c'era lei a scaldarmi il cuore, purtroppo solo idealmente, ma vederla un minuto mi infondeva nuovo entusiasmo e potevo rincasare felice sapendo di aver dato un senso alla giornata.
A forza di vedermi tutti i giorni per settimane forse si accorse che non potevo essere sempre lì per caso, con l'aria di aspettare qualcuno che non arrivava mai, ricordo la volta in cui Deborah ed una sua amica mi seguirono per un tratto di strada, forse per sondare le mie intenzioni, lo intuì di sicuro che ero lì per lei, che non stavo andando da nessuna parte ma fuggivo piuttosto dalla mia timidezza e insicurezza. Che figura da imbranato feci quella volta, ma non mi aspettavo che mi seguisse. Io allungai il passo mentre si avvicinavano e non ebbi il coraggio di girarmi, il cuore batteva a mille...
Ormai sapevo anche dove abitava, tanto che percorrevo Via Marconi almeno venti volte al giorno, a piedi o in bicicletta, spesso era lì seduta sul muretto nel cortile del condominio che dà sulla strada, con le sue amiche Sonia, Katiuscia e Milena, certamente ebbe modo di notarmi in quanto si sarà domandata come mai transitassi sempre lì (casualmente) parecchie volte al giorno.
Ad ogni mio passaggio lei di solito mi guardava e se io avevo l'ardire di voltarmi indietro a cercare i suoi occhi anche lei si voltava a guardarmi e non ho mai capito cosa ci fosse veramente in quelle sue occhiate segrete da dietro la schiena: pena, curiosità, fastidio, civetteria femminile, forse simpatia, o chissà cos'altro?
Alla fine dell'anno scolastico 1991 cambiai residenza per trasferirmi in un altro paese distante pochi chilometri. Mi trovavo anche fisicamente lontano dalla mia stella, con l'impossibilità di cercarla quando volevo ed essere lì, nello stesso posto e allo stesso momento in cui c'era anche Lei. Fu così che per tutta la sconvolgente irripetibile estate del 1991 percorsi in bicicletta migliaia di chilometri per compiere tre volte al giorno il tragitto dalla mia nuova casa fino a Vigliano, mattina, pomeriggio e sera, e quando non potevo andarci io mi portava l’autobus, qualsiasi cosa pur di vederla anche solo un istante.
Soffrivo ma mi sentivo vivo perchè tutto quello che facevo aveva un fine unico, un obiettivo al quale non potevo rinunciare.
Io per Deborah provo ancora oggi quell’Amore assoluto, puro e irreale che non capita più nella vita; non conoscevo ancora la gelosia e non immaginavo il sesso, non mi interessava perchè avrei voluto anche solo sfiorarla, abbandonarmi in un abbraccio senza tempo, respirare la sua anima, baciarle i capelli, accarezzarle dolcemente le guance e fermarmi lì, Io e Lei, a guardare il mondo scivolare via.
Ammiravo il suo corpo come opera perfetta, mi ritorna in mente una gonna verde chiaro che amava indossare o dei jeans corti tagliati al ginocchio che lasciavano intravedere la pelle abbronzata e vellutata.
Deborah era Poesia. Il contatto di un'anima fragile come la mia con la trascendenza e il soprannaturale può lasciare interdetti, e così avvenne.
Notavo spesso il mio Amore in compagnia di una mia ex vicina di casa, con cui non ero in buoni rapporti. Erano compagne di scuola. Il mio sesto senso mi dice che deve averle parlato di me, o chissà, mi piace pensare che sia stata Deborah a chiederle di me sapendo che mi conosceva. Più la guardavo e più me ne innamoravo, per molti potrebbe essere impossibile innamorarsi perdutamente di una persona basandosi solo sull'aspetto fisico senza averci mai parlato insieme. Anch'io lo ritenevo impossibile, eppure andò così.
Avrei tanto voluto presentarmi, chiederle di uscire, stare con Lei ma NON POTEVO farlo. L'ideale sarebbe stato avere qualche amico in comune con Lei ed uscire una volta in compagnia tutti assieme, in questo modo sarebbe stato certamente più semplice conoscerla.
Io sono sempre stato un insicuro cronico, quella volta però dovevo agire, ormai soffrivo troppo e sapevo che pure lei si era accorta delle mie attenzioni, ma la mia maledetta inclinazione all'attendismo e all'immobilismo ad oltranza non mi proponeva alternative al rassegnarmi a contemplare in silenzio tale esempio di perfezione, a respirare da lontano il più profumato dei fiori aspettando che qualcun altro, presto, lo cogliesse e lo portasse via per sempre.
Non poteva, non doveva finire così, non avrei lasciato che il
tempo mi separasse così dalla mia Deborah, proprio come le
foglie al primo soffio gelido d'autunno, volare via senza che il vento
ci avesse fatto sfiorare nemmeno una volta.
Per mio carattere non avrei mai fatto il primo passo, ma poiché io credo al Destino, ad un disegno ben chiaro e stabilito per tutti sin dalla nascita, si verificò l'evento imprevedibile che sconvolse i miei piani, la sera del 1 agosto 1991 per magia (e magia fu davvero) ci incontrammo.
Quel giovedì di tanti anni fa trascorse serenamente senza pensare particolarmente al mio Amore, il pomeriggio non la vidi nemmeno e la sera avevamo in programma con la squadra in cui militavo una partita di preparazione alla nuova stagione. Giocando ero riuscito a distrarmi completamente tanto che segnai addirittura cinque gol determinanti per la vittoria. Ero molto disteso, una bella partita in compagnia degli amici di sempre, non c’è niente di meglio per dimenticare i tumulti del cuore.
Era quasi buio, le zanzare non davano tregua e gli amici con cui mi ero soffermato a chiacchierare all’uscita degli spogliatoi stavano andando via, così anche per me era giunto il momento di rientrare. Prima però dovevo tornare a casa di mio nonno a prendere delle magliette che avevo dimenticato.
E mai dimenticanza fu più fortunata.
Mancava un quarto alle 22, passai da Via Marconi come facevo sempre per vedere se era lì sotto con le sue amiche, mi sarebbe bastato vederla un secondo per colmare una serata già memorabile e invece…
“Ciao Guido”, sentii nell’oscurità, e prima di girarmi dall’altra parte della strada da dove proveniva la voce e realizzare mentalmente cosa stava succedendo mi accorsi che fu proprio Deborah a rivolgermi quelle parole. “Non mi chiamo mica Guido” risposi io sorpreso e imbarazzato con il cuore che batteva a mille ed un brivido ghiacciato lungo la schiena. Poi ribatté: “Davide?” ed io: “Nemmeno, te lo dico dopo.”
Non sapevo come comportarmi, che cosa potevo dirle, l’impressione che avrei suscitato, erano tutti discorsi che ripetevo fra me nei pochi minuti che passai a casa di mio nonno, più che altro per riordinare le idee, ansia, paura, felicità, incredulità si sovrapponevano l’una all’altra velocemente, mille domande a cui di lì a poco forse avrei avuto le risposte. Sapeva benissimo il mio nome o davvero non se lo ricordava? Comunque è certo che da qualcuno deve averlo saputo. Mi aveva davvero notato o voleva solo farmi uno scherzo e prendersi gioco dei miei sentimenti? Ero agitatissimo ma quando giunsi da lei mi calmai magicamente. Era con la sua amica Sonia, la quale ci lasciò subito soli...
La vidi stupenda, favolosa, da togliere il fiato, sedeva lì sul muretto dove mille volte l’avevo già contemplata, e dove tante volte avevamo incrociato gli sguardi. Non so se fu l’effetto della luna ma ebbi l’impressione che quella fanciulla emanasse luce propria, pervasa da un’aura argentata e leggera. Ricordo come fosse ieri… portava una gonna corta di jeans e la camicetta velata d’azzurrino che lasciava intravedere la biancheria candida che le carezzava il seno gentile. La pelle baciata dal sole di luglio creava un contrasto irreale di colori, sfumature, luminosità diverse che né il più virtuoso dei pittori, né il più geniale dei poeti saprebbero descrivere.
Potessi tornare indietro! Santo Cielo come vorrei tornare anche solo un istante, fosse l’ultima cosa che Iddio mi concede di fare su questa Terra, vorrei di nuovo rispecchiarmi in quegli occhi, abbandonarmi alla sua voce e magari morire baciandole le labbra.
E così parlammo un po’ quella sera, ci conoscemmo un breve istante che valeva una vita intera. So che può sembrare irrazionale ma il nostro incontro fu in realtà un ritrovarsi, riannodare un filo spezzato chissà in quale tempo e luogo. Io sento nella parte più profonda del mio spirito riaffiorare i ricordi di un passato remoto che come si sa, sono più forti della morte stessa e possono legare due anime l’una all’altra senza che si rincontrino per secoli, ma allorché si ritrovano generano un’esplosione di energia indescrivibile. Vorrei poter risalire alle mie vite precedenti e cercare una traccia che mi riconduca a Lei, fra le immagini più felici so che ne rivedrei una, la più nitida, la più calda, che avrà i suoi occhi e il suo profumo. Non può essere stato un episodio marginale se mi ha segnato così profondamente da lasciarmi un incolmabile senso di vuoto e di incompiuto. Questo mio estremo e patetico tentativo di ritrovarla ne è la prova, perché se io ripenso a quel 1 agosto di 13 anni fa mi viene ancora da piangere e mi commuovo e mi dispero al pensiero di quello che magari poteva essere e non è stato e non sarà mai.
Non ricordo quanto durò il mio primo ed unico incontro con la mia Deborah, forse una ventina di minuti, non di più. Parlammo del più e del meno, niente di troppo personale, mi mancò il coraggio di “osare” un po’ di più, per la mia solita paura e insicurezza…Appena giunto a casa con l’adrenalina che mi sconvolgeva i sensi, mi preoccupai di riportare minuziosamente su carta la cronaca e le sensazioni profonde di quella magia, battuta dopo battuta, e altri particolari che ora a distanza di 13 anni non posso più ricordare. Dopo buttai via quel prezioso foglio di carta non so nemmeno bene il motivo. Da allora, ogni 1 agosto torno a ripercorrere la stessa strada, alla stessa ora, ricreando le medesime situazioni, a credere di poter sfidare il tempo che fugge e illudendomi che niente sia cambiato. Io sempre uguale, ridicolo e malinconico, come solo un innamorato può essere, riascoltando le stesse canzoni che amavo ascoltare in quella estate. Ma mi rendo conto che quasi tutto è mutato, ed è cambiata la cosa più importante: passando davanti a quel cortile, alle 21.45 in punto di ogni 1° agosto che il Signore manderà ancora su questa Terra, non ci sarà mai più Deborah ad attendermi candidamente adagiata su quel muretto.
Un Amore così grande che non potrà morire perché non ha bisogno di essere nutrito. Mi lascia però tanti rimpianti, dubbi e poche certezze. Troppi desideri non soddisfatti, troppi se, ma e forse. Troppe le domande a cui non avrò risposta, come ad esempio sapere cosa pensava di me, riuscire ad entrare in quella testa per sintonizzarmi con le frequenze del suo cervello e del suo cuore o parlare con qualcuno che le sia stato vicino in modo da raccogliere le sue confidenze.
Certo è bello fantasticare di come sarebbe stato se ci fossimo frequentati un po’, magari poteva nascere qualcosa, finire subito o trasformarsi una bella amicizia.
Io non mi arrendo ma temo sia tutto inutile, prigioniero come sono delle stupide e farneticanti congetture formulate da un’anima fragile e tanto, troppo sola.
É così difficile tornare sulla Terra dopo aver conosciuto il Paradiso!
Purtroppo, il momento in cui fummo più vicini, rappresentò anche l’inizio dell’inevitabile separazione. Proprio come due satelliti che si sfiorarono nello spazio per riprendere la loro lenta ma inesorabile orbita divergente verso gli angoli più remoti dell’universo. Si incontreranno ancora, fra un milione di anni, quando tutto sarà diverso e magari avranno perso parte della loro natura, o l’avranno mutata, ma sapranno riconoscersi, attratti dalla stessa immutabile energia.
L’indomani di quel memorabile incontro, rivolsi il primo pensiero del mattino a cercare una conferma immediata ai fatti della sera prima.
La vidi, fu però piuttosto fredda, un semplice “ciao” detto di malavoglia senza l’accenno di un sorriso, come se non mi avesse mai conosciuto o peggio, se per lei la sera prima non avesse avuto la minima importanza.
Era fondamentale per me sapere subito se ero stato una frana totale o no. Dal suo atteggiamento fui ferito e capii in quel preciso momento che era meglio sotterrare ogni velleità di avere un seguito con Lei.

Qualche giorno dopo però, ero fermo sul ciglio della strada a parlare con un mio amico vicino a casa sua quando arrivò Lei in macchina con sua mamma, ebbene, mi fece da dietro il finestrino un sorriso fantastico, indimenticabile, piegò leggermente il capo, socchiuse gli occhi accompagnandosi con un ampio gesto della mano. Mi resterà impresso per tutta la vita come uno dei ricordi più commoventi, felici, dolci e sereni a cui abbandonarmi nei giorni un po’ così, quando sento tutto andare storto, quando sono solo con me stesso verso l’imbrunire, con musica struggente a farmi da colonna sonora.
Quello fu il mio ultimo ricordo vero, diretto, della mia dolcissima Deborah. Era il 1991. Da allora è come sparita nel nulla. So che nel 1992 si trasferì, ma non seppi mai dove. Le mie notizie si fermano a quei fatti e a quella data. Biella non è una metropoli, i posti frequentati dai giovani sono bene o male sempre gli stessi. Io mi chiedo sempre come sia possibile non averla mai incrociata nemmeno per caso nel Corso, in un negozio, in un locale, in un autobus, da qualsiasi parte!
Deborah è stata uno sconvolgimento nella mia vita, un oceano di emozioni che non si asciugherà mai. Ripensando a lei dopo 13 anni, avverto un senso di tenerezza infinita, ma anche il rimpianto di non aver forse giocato fino in fondo le mie carte.
Il desiderio più ricorrente, ma impossibile, è poter tornare indietro nel tempo per rivivere ancora quel 1° agosto e tutti i mesi che l’hanno preceduto, in un assurdo tentativo di modificare gli eventi, ma soprattutto per rivederla anche solo un minuto, per fare mio il suo respiro, innamorarmi ancora di più sfiorandole tremante i capelli e paralizzarmi tuffandomi nel suo sguardo.
Vorrei tanto trovarmi una volta ancora insieme a Lei, so che tirerei fuori un’insospettabile sicurezza e magari le prenderei la mano e le direi tutto l’Amore che sento e che ho tenuto dentro in tutti questi anni e che invece sarà sempre e solo riservato a Lei.
Un destino crudele ha poi voluto che, nemmeno sforzandomi, io sia mai riuscito a sognarla nemmeno una volta…
Continuo a pormi domande inutili, del tipo “Dove sarai ora?”, se sei sposata, o fidanzata o che lavoro fai. Se hai conservato un piccolissimo spazio nel tuo cuore per quel ragazzo che ti ha amato in silenzio e ti ama ancora in modo incondizionato. Mi chiedo poi, sconfinando nella fantascienza, come sarebbe stata la mia vita con te al mio fianco, l’unica con cui avrei voluto condividere tutto e che mi avrebbe dato la sicurezza e la felicità che ho smarrito da tempo.
Nel 1992 ricevesti una lettera, ovviamente non firmata, in cui c’era tutta la mia confessione, ricordi? L’ultima frase si concludeva così: “SEI LA COSA PIÙ BELLA CHE MI SIA CAPITATA NELLA VITA, TI AMO”. Non hai mai saputo chi ti scrisse quella lettera…Ebbene, sei ancora la cosa più bella, e lo sarai per sempre.
Basta poco per riaverti, per un uomo che vive immerso nella fantasia e nei suoi sogni. Ora che sei lontana e nemmeno ti ricordi di me, mi basterebbe riascoltare una canzone, ripercorrere quella strada, sentire intorno l’atmosfera, i colori e i profumi dei giorni tiepidi di un maggio gentile per materializzare la tua immagine ancora lì, come tanti anni fa.
Non ho mai conosciuto l’Amore come gelosia, ma come sofferenza fisica, interiore, indicibile. Come un cancro meschino e vigliacco a divorarmi ogni singola cellula, soffocando il fuoco della ragione con i suoi inganni, i veleni, le visioni folli, i sogni falsi e bugiardi, trappole per gli stolti.
Non so se riuscirò mai a colmare il senso di vuoto che mi soffoca il cuore, ma sto diventando sempre più sicuro che se Dio esiste allora la rincontrerò, non so se in questa, nella prossima o fra cento vite, la ritroverò e di certo non la lascerò più andare via, perché il legame è troppo forte per essersi esaurito in una notte di mezza estate.
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Re:Scusate, vorrei raccontarvi la mia storia... - 2004/10/16 12:57 Caro Mascheradiferro, grazie per la Tua Storia, l'ho letta col cuore colmo di emozioni. Cosa ne pensi, visto che c'è una sezione apposita nella rubrica 'La Settimana', di pubblicarla come prima storia? Mi ero riproposta che fosse una happy ending love-story, ma... i sentimenti, se veri, regalano sempre, seppur nel dolore, nei rimpianti, nella lotta contro il destino, rifugiati nei sogni, tanto ai nostri giorni. Un abbraccio, LaPresidente.
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Re:Scusate, vorrei raccontarvi la mia storia... - 2004/10/16 18:31 Buongiorno e grazie per la vostra risposta. Mi piacerebbe molto se poteste pubblicare la mia storia così triste e struggente nella rubrica "la settimana", vorrei che più persone possibili potessero leggerla e chi lo sa...magari fra loro si può celare la Deborah descritta in quelle righe o qualcuno che la conosce bene. So di non avere molte speranze di ritrovarla ma quando la razionalità ci abbandona ogni appiglio è buono pur di non arrendersi all'evidenza.
Sarei molto felice di inaugurare la rubrica con la mia storia, anche se agli occhi di molti posso sembrare un imbranato totale (e probabilmente lo sono) e anche se non è certo una trama che si risolve con un lieto fine da fiaba. Non voglio scoraggiare gli utenti del sito, anzi, li esorto a non demordere e a credere sempre nell'Amore, anche se la mia esperienza narrata in questo racconto va nettamente nella direzione opposta e ormai non ho più niente in cui sperare. Il problema sono io, non voglio prendermela con il Destino. Ho semplicemente capito che non fa per me.
Acconsento volentieri alla pubblicazione, vorrei solo sapere se ci pensate voi o devo farlo io. Fatemi sapere, grazie ancora per l'interessamento, mi ha lusingato profondamente.

Masecheradiferro
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Re:Scusate, vorrei raccontarvi la mia storia... - 2004/10/17 10:05 Nn perdere tempo ad ucciderti il fegato e l'anima...Vai avanti e nn pensare + a questa Deborah....Lo so che poteva avere,magari,qualcosa di speciale,ma credimi nn ne vale la pena!!!Anch'io ho mandato al diavolo uno che poteva sembrare un principe,invece s'è rivelato un verme.Bfortuna e magari,chissà,quì potrai trovare la xsona giusta xte...
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Re:Scusate, vorrei raccontarvi la mia storia... - 2004/10/17 20:23 Vorrei rispondere a Mascheradiferro ..., dicendogli che il suo atteggiamento non è atipico come si potrebbe pensare o come sembra essere convinto lui stesso: molte persone rimangono per anni legate all'idea di una donna o di un uomo, senza riuscire ad andare oltre! In particolare, i maschietti sono specializzati in questo: credo sia per via della loro natura biologica ... in principio dipendono dalla figura materna, poi, quando crescono (si spera!!!!) non si identificano più nella mamma, ma in una donna. E' come se loro fossero predisposti a questo tipo di meccanismi psicologico! Spero che voi ragazzi non me ne vogliate: non sto parlando male di voi, anzi ... ho il coraggio di dirvi queste cose con la speranza che allora voi possiate ricercare l'amore vero di cui si parla in questo sito e non dei semplici attaccamenti!! Quello non è amore!!! Caro Mascheradiferro, tu stesso dici di essere molto insicuro (e sei bravo ad ammetterlo) ... allora perchè non ti viene in mente che tutto questo tuo pensare a Debora altro non sia che l'estremo tentativo della tua mente di rifugiarti in qualcosa? Non sto dicendo che è necessariamente così, ma non scartare nessuna ipotesi! Inoltre, il vero amore vince sempre ed è un movimento reciproco, cioè di due persone! Se lei ti ha conosciuto e poi non si è verificato nulla... beh ... la mia potrà sembrarti freddezza, ma ho come la sensazione che probabilmente "non c'era nulla che dovesse andare in porto", altrimenti il destino avrebbe combinato qualcosa di meglio. Tu sei veramente innamorato di Debora (che peraltro non conosci bene!) o dell'idea che ti sei costruito di Debora? Se quando l'hai incontrata ti sei sentito di "ritrovarla", perchè allora questo ipotetico feeling non ti ha reso nelle condizioni di capire se le sei piaciuto almeno un pò? Rimanendo sempre legato a questa esperienza non vissuta, rischi di negarti la vita e io ti auguro di NON svegliarti tra tanti anni con un terribile senso di colpa per aver buttato via troppo tempo dietro a soli ... pensieri! Spero di non essere sembrata poco carina o insensibile ... in realtà si tratta proprio del contrario: amo terribilmente questa vita e penso che abbiamo il dovere di cercare di viverla al meglio, anche se per fare questo bisogna sviluppare una certa consapevolezza del presente, non vivere nel passato.
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Re:Scusate, vorrei raccontarvi la mia storia... - 2004/10/17 20:27 Gentile Giada, grazie innanzitutto per aver letto la mia storia. Certo, mi rendo conto che il mio non sia un esempio da seguire e non è un bello spot per chi ama i lieto-fine e le storie di amore felicemente corrisposto. Perchè se qualcuno mi chiede di descrivere l'Amore in base alla mia esperienza, non posso certo parlarne bene. Mi consigli di non pensare più alla mia Deborah ma è più facile dire al Sole di sorgere ad occidente. Ci ho provato per tredici anni, ma il pensiero torna sempre lì, a quell'età, a quelle atmosfere irripetibili scolpite nella mia memoria. A volte mi piacerebbe poter avere una memoria selettiva come quella del mio computer, gli direi di ricordare solo le cose utili e cancellerei tutti i files "danneggiati" in grado di incasinare il sistema operativo. Il fatto di non averla mai realmente conosciuta mi ha portato ad idealizzare quella fanciulla, non saprò mai se poteva rivelarsi una delusione. Lei rappresentava il mio ideale estetico, assoluto e inarrivabile, ma più di tutto, con l'andare del tempo ha impersonificato un'epoca a cui sono legatissimo e in cui posso tuffarmi in fuga dal presente, per la felicità del mio animo malinconico.
Ricambio di cuore l'augurio di Buona Fortuna, gentile Giada.
Un abbraccio,
Mascheradiferro

"NESSUN MAGGIOR DOLORE CHE RICORDARSI DEL TEMPO FELICE NELLA MISERIA"
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